Prima dell’utile. Quanto arriva a casa dalla sua SRL
Compenso, dividendi, TFM, rimborsi, benefit, canone e finanziamenti dei soci, messi in fila con i parametri 2026. L’utile è lo stesso, la porta da cui esce cambia quello che resta.
Se deve ancora scegliere fra partita IVA e società, parta dal simulatore forfettario, ordinario e SRL.
Le combinazioni, una accanto all’altra
Con il concordato preventivo biennale il confronto non vale. La società paga IRES e IRAP sul reddito concordato, che non scende se il compenso sale. Ogni euro di compenso in più si tassa in capo a lei e non toglie imposte alla società (D.Lgs. 13/2024). Per gli anni del concordato il conto va rifatto sul reddito concordato, e lo strumento qui si ferma.
La colonna della trasparenza vale solo se la società può esercitare l’opzione, soci persone fisiche fino a dieci e ricavi entro i limiti degli indici di affidabilità, e la sceglie per tre anni (artt. 115 e 116 TUIR). Il reddito della società si tassa con l’IRPEF dei soci, senza IRES e senza il 26%, anche se l’utile resta in cassa.
L’ordine giusto, 100 euro per ogni strada
Quanto arriva a casa ai soci se la società fa uscire 100 euro in più per quella strada, partendo dalla combinazione migliore. Rimborsi e benefit rendono di più perché non sono tassati, ma solo dentro i limiti e per spese vere.
Il conto della combinazione migliore
La restituzione del finanziamento
La restituzione del finanziamento non è un modo di prelevare l’utile. Fa tornare al socio i suoi soldi e lascia l’utile in società, che pagherà il 26% quando sarà distribuito.
Se la società ha più debiti che patrimonio, o il prestito è arrivato quando sarebbe servito un aumento di capitale, il rimborso viene dopo gli altri creditori anche mentre la società lavora (art. 2467 c.c., Cass. 12994/2019). In quel caso l’amministratore deve rifiutarlo. Chi amministra e rimborsa sé stesso è in conflitto di interessi (artt. 1395 e 2475-ter c.c.), quindi serve una delibera dei soci che lo autorizzi. Se in bilancio la somma è una riserva di capitale e non un finanziamento, quello che esce si presume prima utile, con il 26% (art. 47, comma 1, TUIR).
La holding, vista dal socio
Al socio persona fisica la holding non fa arrivare a casa di più. Il dividendo che passa da una holding sconta poco all’ingresso, perché il 95% è escluso dall’IRES (art. 89, comma 2, TUIR), ma quando esce verso il socio paga di nuovo il 26%. Con i suoi numeri il conto è questo.
Ha senso quando gli utili si reinvestono in altre società o in nuove attività, perché entrano pagando l’1,2% invece del 26%. Può servire anche a tenere insieme le quote nel passaggio ai figli e a dare regole fra soci, ma lì il discorso va fatto caso per caso. Ha i suoi costi, un bilancio in più e un’altra contabilità, e conviene quando gli utili restano davvero investiti.
Se un giorno le quote si vendono, la holding paga le imposte solo sul 5% della plusvalenza (art. 87 TUIR). Le quote si possono conferire nella holding senza plusvalenze tassate, con il realizzo controllato dell’art. 177, commi 2 e 2-bis, TUIR. Una holding con pochi ricavi e molte partecipazioni va però controllata con le regole sulle società di comodo.
Quello che il conto non vede
Lasciare l’utile in società
L’utile che resta in società paga IRES e IRAP e il 26% arriva solo quando si distribuisce. Per finanziare investimenti è spesso la strada più leggera. Secondo l’INPS il socio che lavora paga i contributi anche sull’utile non distribuito, la Cassazione nel 2026 ha detto il contrario, e su questo punto conviene sapere da che parte si sta.
Auto della società in uso promiscuo
Se la società le dà un’auto che usa anche per sé, dal 2025 il benefit tassato è il 50% del costo ACI per 15.000 km, il 10% per un’auto elettrica e il 20% per un’ibrida plug-in (art. 51, comma 4, lett. a, TUIR come modificato dalla L. 207/2024). Il conto della pagina non la comprende.
Fondo pensione
I versamenti a un fondo pensione si deducono dal reddito fino a 5.164,57 euro l’anno (art. 10, comma 1, lett. e-bis, TUIR e art. 8 D.Lgs. 252/2005) e alla prestazione pagano dal 15% al 9%. Con un compenso alto è spesso la prima deduzione da usare, ma i soldi restano vincolati.
Il compenso, deliberato e pagato
Il compenso va deliberato dall’assemblea prima, non basta approvare il bilancio (Cass. SU 21933/2008), e la società lo deduce nell’anno in cui lo paga (art. 95, comma 5, TUIR). Se è fuori misura rispetto all’attività e all’utile l’Agenzia può contestarlo come antieconomico.
Socio che ha anche una partita IVA forfettaria
Il forfettario si perde l’anno dopo se i redditi di lavoro dipendente e assimilati superano la soglia (art. 1, comma 57, lett. d-ter, L. 190/2014). La soglia è 35.000 euro per il 2025 e il 2026. Senza una nuova proroga, per restare forfettario nel 2027 il compenso del 2026 deve stare entro 30.000 euro. Il forfettario è escluso comunque se controlla una SRL che fa un’attività vicina alla sua (lett. d). Per questo confronto c’è il simulatore forfettario, ordinario e SRL.
Società di comodo
Una società con molti immobili o partecipazioni e pochi ricavi può risultare non operativa (art. 30 L. 724/1994). Paga su un reddito minimo con l’IRES maggiorata di 10,5 punti, e il compenso non porta quel reddito sotto il minimo.
Scegliere la strada che costa meno
Scegliere fra compenso, dividendo e le altre voci è una libertà che la legge riconosce, e non è abuso del diritto (art. 10-bis, comma 4, L. 212/2000). Regge se le voci sono vere, deliberate e documentate quando si sostengono.
SRL con pochi soci
Nelle SRL a ristretta base, se l’Agenzia accerta ricavi non dichiarati, la Cassazione presume che gli utili in nero siano andati ai soci in proporzione alle quote. Il socio deve provare il contrario.
La banca
Un compenso alto abbassa l’utile e un dividendo alto abbassa il patrimonio netto. Sono i due numeri che la banca guarda per il rating. Se la società ha in vista un finanziamento, il conto va fatto anche da quel lato.
Versione 1.1 · parametri 2026 aggiornati al 18/10/2026 · verificati su fonti ufficiali, salvo i valori segnati con *
Facciamo il conto sul suo bilancio vero.
Qui l’utile è un numero solo. Nel bilancio ci sono le riserve, la liquidità, gli altri redditi dei soci, il mandato in corso. Ci mandi l’ultimo bilancio e le diciamo per iscritto quale strada regge e con quali documenti.
I valori con il segno * e le ipotesi
- Ipotesi del conto. Una SRL ordinaria o semplificata con soci persone fisiche residenti, anno intero, riserva legale già piena e tutto l’utile netto distribuito nell’anno. Del socio che amministra si contano gli altri redditi che indica, e lo strumento gli attribuisce solo le imposte in più rispetto a quelle che pagherebbe comunque. Gli altri soci si considerano senza altri redditi. Le combinazioni si confrontano su quello che arriva a tutti i soci, perché il compenso a uno toglie dividendi agli altri, più il TFM netto che arriverà. La restituzione dei finanziamenti resta fuori dal confronto. IVA, acconti, crediti d’imposta, perdite pregresse, il trattamento integrativo di 1.200 euro per redditi fino a 15.000 euro (art. 1 DL 3/2020) e le misure del cuneo fiscale per i dipendenti (art. 1, commi 4-9, L. 207/2024) non entrano, quindi con compensi piccoli il conto è prudente.
- Addizionale comunale di Bari 0,8% con esenzione fino a 15.000 euro, confermata dal 2012 e verificata per il 2025 sul portale del Dipartimento delle Finanze. Per il 2026 la riporta la bozza dell’elenco dell’Agenzia delle Entrate. Addizionale regionale Puglia 2026 dal decreto del Presidente della Regione n. 3 del 28/05/2026, scaglioni 1,33%, 2,13%, 3,23% e 3,33%. Per le altre regioni e gli altri comuni si usano le aliquote che inserisce, con un’aliquota regionale unica.
- Il socio che lavora in una SRL commerciale o artigiana con abitualità e prevalenza va iscritto all’INPS commercianti o artigiani (art. 1, comma 203, L. 662/1996) e paga il contributo fisso sul minimale di 18.808 euro anche in perdita, 4.611,64 euro per i commercianti e 4.521,36 per gli artigiani nel 2026. Sopra il minimale l’INPS chiede i contributi sulla quota del reddito d’impresa della società, distribuito o no (art. 3-bis DL 384/1992, circolare INPS 14/2026), fino a 122.295 euro, o 93.707 per chi ha contributi prima del 1996. La Cassazione, con la sentenza n. 25377 del 16/09/2026 su un caso di commercianti, ha escluso gli utili accantonati e non percepiti, salvo l’opzione per la trasparenza. L’INPS non ha cambiato la sua posizione, quindi la base sugli utili ricevuti è un’ipotesi da contenzioso e lo strumento la calcola sul dividendo lordo. Il solo minimale è la terza ipotesi, la più ottimista. I contributi del socio senza compenso non trovano un reddito da cui dedursi, perché i dividendi sono tassati alla fonte.
- Compenso dell’amministratore. Reddito assimilato al lavoro dipendente (art. 50, comma 1, lett. c-bis, TUIR), IRPEF 2026 al 23%, 33% e 43% (art. 11 TUIR come modificato dalla L. 199/2025), detrazione dell’art. 13, commi 1 e 1.1, addizionali. Gestione separata 2026 al 35,03% per l’amministratore senza altra copertura, compreso l’1,31% della DIS-COLL che l’amministratore paga anche se non ne beneficia (circolare INPS n. 8/2026, par. 1.1, e art. 15, comma 15-quinquies, D.Lgs. 22/2015). Scende al 24% per chi è pensionato o iscritto ad altra forma obbligatoria, anche commercianti o artigiani perché lavora in azienda. Due terzi a carico della società e un terzo dell’amministratore, massimale 122.295 euro. Per la società è un costo deducibile quando lo paga (art. 95, comma 5, TUIR), ma non ai fini IRAP (art. 11, comma 1, lett. b, D.Lgs. 446/1997). L’IRAP pagata su compenso e contributi si deduce dall’IRES (art. 2, comma 1, DL 201/2011). La detrazione per lavoro si conta solo fino all’imposta sui redditi di lavoro, scelta prudente che toglie il vantaggio di un compenso simbolico. Il compenso ottimo si cerca a passi di 250 euro e poi di 10 euro.
- Rimborsi chilometrici con l’auto propria, calcolati con le tabelle ACI 2026 (comunicato dell’Agenzia delle Entrate, supplemento ordinario n. 40 alla Gazzetta Ufficiale n. 297 del 23/12/2025) in base a chilometri, modello e costo per chilometro. Non sono reddito per l’amministratore (art. 51, comma 5, TUIR, applicato dall’art. 52). Dal 2025 resta esente anche il rimborso per le trasferte dentro il comune della sede, se comprovato e documentato (art. 51, comma 5, TUIR come modificato dal D.Lgs. 192/2024, circolare 15/E/2025, par. 1), e non serve il pagamento tracciato. Per la società sono deducibili entro il costo di percorrenza di un’auto di 17 cavalli fiscali, 20 se diesel (art. 95, comma 3, TUIR). Lo strumento non li deduce ai fini IRAP, scelta prudente, e ipotizza che oggi quei costi lei li paghi di tasca sua. Se parte da casa e il tragitto è più lungo di quello dalla sede, la differenza è reddito.
- Trasferte fuori dal comune della sede. Diaria esente di 46,48 euro al giorno in Italia e 77,47 all’estero, ridotta di un terzo se la società paga vitto o alloggio e di due terzi se li paga entrambi (art. 51, comma 5, TUIR). Lo strumento usa la diaria piena. Con il rimborso a piè di lista sono esenti le spese documentate, e per la società vitto e alloggio si deducono ai fini IRES fino a 180,76 euro al giorno in Italia e 258,23 all’estero (art. 95, comma 3, TUIR). Ai fini IRAP le spese a piè di lista si deducono, perché sono costi documentati da terzi, mentre la diaria resta indeducibile come il compenso. Dal 2025 vitto, alloggio, taxi e noleggio con conducente in Italia vanno pagati con mezzi tracciabili, altrimenti si perdono esenzione e deduzione (art. 1, commi 81-83, L. 207/2024, circolare 15/E/2025). La scelta fra diaria, rimborso misto e piè di lista vale per tutta la trasferta.
- Fringe benefit. Per il 2025-2027 la soglia è 1.000 euro, 2.000 per chi ha figli a carico, e comprende bollette, affitto e interessi del mutuo della prima casa (art. 1, commi 390 e 391, L. 207/2024). La norma parla di lavoratori dipendenti e la circolare 4/E/2025 non la estende in modo espresso agli amministratori. Cita i redditi assimilati solo per dire che la soglia di 2.000 euro spetta a ogni genitore. L’estensione si può sostenere per il rinvio dell’art. 52 del TUIR all’art. 51, ma qui si usa la soglia ordinaria di 258,23 euro per i soli beni e servizi (art. 51, comma 3, TUIR). Oltre la soglia è reddito tutto il valore. Il welfare dei servizi (art. 51, comma 2, lett. f e f-bis, TUIR) all’amministratore unico è stato negato dall’Agenzia (risposta a interpello n. 10/2019) e qui non entra. Per la società il benefit è un costo del compenso.
- Immobile del socio locato alla società. Per il socio il canone è reddito di fabbricato ridotto del 5% (art. 37, comma 4-bis, TUIR) e si somma al compenso nell’IRPEF con le addizionali. Imposta di registro del 2% sul canone annuo divisa a metà fra le parti (art. 8 L. 392/1978). Il minimo di 67 euro vale per la prima annualità, e lo strumento simula un anno a regime. Per la società il canone si deduce ai fini IRES e IRAP. Uffici, negozi e capannoni non possono andare in cedolare nel 2026 (art. 3 D.Lgs. 23/2011). Per un’abitazione locata a una società la Cassazione ha ammesso la cedolare al 21% (sentenza 12395/2024 e ordinanze del 2025), l’Agenzia e il MEF restano contrari e la questione è davanti alle Sezioni Unite (ordinanza interlocutoria 30016/2025), quindi oggi la cedolare con una SRL come conduttore va valutata con prudenza. In cedolare il canone conta comunque per misurare le detrazioni (art. 3, comma 7, D.Lgs. 23/2011). Se il canone supera il mercato, l’eccedenza si contesta come antieconomica e resta comunque reddito per il socio.
- TFM. L’accantonamento si deduce anno per anno (art. 105, comma 4, TUIR) e alla fine la somma si tassa a parte (art. 17, comma 1, lett. c, TUIR), solo se il diritto risulta da un atto di data certa anteriore all’inizio del mandato, con importo o criterio. Senza, la deduzione slitta all’anno del pagamento (risoluzione 211/E/2008) e la tassazione separata salta, quindi lo strumento lo lascia fuori. L’aliquota è quella media dell’IRPEF sulla metà dei redditi dei due anni prima (art. 21 TUIR), senza addizionali. Lo strumento ipotizza che quei due anni abbiano dato lo stesso reddito dell’anno simulato, altri redditi compresi, con un minimo del 23%. Oltre 1.000.000 di euro la parte in più si tassa con l’IRPEF ordinaria (art. 24, comma 31, DL 201/2011). Ai fini IRAP non si deduce. Contributi di Gestione separata al momento del pagamento ed entro quel che resta del massimale dopo il compenso dell’anno, secondo la prassi INPS come la riportano le riviste, perché la nota originale non l’abbiamo ancora letta.
- Restituzione dei finanziamenti soci. Non è reddito e non è un modo di prelevare l’utile, quindi resta fuori dal confronto. Serve che dal bilancio risulti un finanziamento e non un versamento in conto capitale, che si restituisce come riserva con altre regole (art. 47, commi 1 e 5, TUIR). Se il bilancio non dice che è infruttifero, il prestito si presume a interesse al tasso legale, 1,6% nel 2026 (artt. 45, comma 2, e 46, comma 1, TUIR, DM MEF 10/12/2025). Il finanziamento è postergato agli altri creditori se la società è sottocapitalizzata (art. 2467 c.c.), anche durante la vita della società (Cass. 12994/2019), e i rimborsi fatti nell’anno prima della domanda di liquidazione giudiziale sono inefficaci verso i creditori (art. 164, comma 2, D.Lgs. 14/2019).
- Trasparenza fiscale. Una SRL con soci persone fisiche, fino a dieci, e ricavi entro i limiti degli indici sintetici di affidabilità può optare per tre anni perché il suo reddito sia tassato direttamente in capo ai soci in proporzione alle quote (artt. 115 e 116 TUIR). La società paga l’IRAP ma non l’IRES, e l’utile che poi distribuisce non subisce il 26%. Lo strumento calcola l’IRPEF di ogni socio sulla sua quota con le stesse addizionali e, per chi lavora in azienda, i contributi sulla quota imputata, che anche la Cassazione comprende nella base. L’opzione vincola per tre anni e conviene di solito con utili medi o bassi.
- Holding. Il 95% dei dividendi che la holding riceve da una società residente è escluso dall’IRES (art. 89, comma 2, TUIR), quindi paga il 24% sul 5%, cioè l’1,2%. Le soglie del 5% o di 500.000 euro previste dalla L. 199/2025 sono state abrogate dal DL 38/2026 dal 1° gennaio 2026. Quando la holding distribuisce al socio persona fisica si applica la ritenuta del 26% (art. 27 DPR 600/1973). Le plusvalenze sulle partecipazioni con i requisiti dell’art. 87 TUIR sono esenti al 95%. Il conto della pagina non comprende i costi di una società in più.
- Dal 1° gennaio 2027 le norme del TUIR passano nel nuovo testo unico (D.Lgs. 117/2026) con una numerazione diversa. Per il 2026 restano gli articoli citati qui.
Fonti dei parametri
IRPEF 2026, art. 11 TUIR come modificato dall’art. 1, comma 3, L. 199/2025. Detrazioni degli artt. 12 e 13 TUIR. Testo vigente letto su Normattiva il 12/10/2026.
IRES 24%, art. 77 TUIR. IRAP Puglia 4,82%, art. 16 D.Lgs. 446/1997 e L.R. Puglia 40/2015, con la deduzione forfetaria dell’art. 11, comma 4-bis, lett. a. Ritenuta del 26% sui dividendi, art. 27 DPR 600/1973. Trasparenza, artt. 115 e 116 TUIR.
Contributi INPS 2026, circolare n. 8 del 03/02/2026 per la Gestione separata e n. 14 del 09/02/2026 per artigiani e commercianti, lette sui PDF dell’INPS il 18/10/2026. Cass. sez. lav. n. 25377 del 16/09/2026, testo integrale letto il 18/10/2026.
Trasferte e rimborsi, artt. 51, 52 e 95 TUIR nel testo vigente letto su Normattiva il 18/10/2026, circolare 15/E del 22/12/2025 letta sul PDF dell’Agenzia, tabelle ACI 2026 in Gazzetta Ufficiale n. 297 del 23/12/2025.
Fringe benefit, art. 1, commi 390 e 391, L. 207/2024, art. 51, comma 3, TUIR e circolare 4/E del 16/05/2025, par. 2.7, letta sul PDF dell’Agenzia. Welfare dell’amministratore unico, risposta a interpello n. 10/2019.
Locazione, art. 37 TUIR, art. 3 D.Lgs. 23/2011, Cass. 12395/2024 e ordinanza interlocutoria 30016/2025. TFM, artt. 17, 21 e 105 TUIR, art. 24, comma 31, DL 201/2011, risoluzione 211/E/2008. Finanziamenti, artt. 45, 46 e 47 TUIR, artt. 1395, 2467 e 2475-ter c.c., Cass. 12994/2019, art. 164 D.Lgs. 14/2019, DM MEF 10/12/2025. Holding, artt. 87, 89 e 177 TUIR e art. 11 DL 38/2026. Testi vigenti letti su Normattiva il 18/10/2026.
Parametri verificati dallo studio il 12, 13 e 18 ottobre 2026. Il dettaglio con i badge di affidabilità è nel registro interno dello strumento.
